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A.S. VIVINSPORT

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    INTERVISTA A DAVIDE ALLEGRI ALLENATORE-GIOCATORE DELLA PALLANUOTO VIVINSPORT
    10/11/2008 18:15



    Davide Allegri da due anni allena la squadra.

    Devo dire che il primo anno è stato molto proficuo, nonostante qualche inevitabile intoppo e qualche incomprensione con alcuni membri della squadra. Non avevo mai avuto esperienze simili prima, visto che la mia “carriera” di tecnico – allenatore si concentrava soprattutto nel settore del nuoto, diverso sia per tecniche di allenamento che per le dinamiche umano – psicologiche. Credo di essere riuscito a maturare dal punto di vista tecnico durante la stagione passata, anche grazie all'apporto di un elemento in particolare della nostra compagine, dotato a mio avviso di qualità non comuni. Credo sia doveroso ricordare quanto abbia contribuito Fabio “il Milanese” ad elevare il livello non solo dell'allenatore, ma anche dell'intera squadra, insegnandoci costantemente a credere in noi stessi ed a dare il meglio in ogni occasione. Al di là della retorica, credo che dovremmo sempre tener presente le sue sferzate (celeberrima quella “grinta, grinta!”) per affrontare tutti con decisione non solo le partite future, ma anche ogni singolo allenamento. Quest'anno poi il rientro di Matteo contribuirà sicuramente ad un miglioramento ed a un riequilibrio della squadra nel suo complesso. La sua considerevole esperienza e la sua conosciuta determinazione sono due caratteristiche che gli permettono sicuramente di arrivare dove io ancora non posso spingermi, completando per certi versi le conoscenze che vi posso trasmettere. Infine vorrei ricordare che a breve potrebbe esserci l'”innesto” di alcuni ragazzi provenienti da Rovereto, degli elementi molto giovani e capaci, la cui presenza è un'opportunità ghiotta ed imperdibile di miglioramento ed apprendimento. Davide, quali sono gli elementi essenziali-importanti alla base di una buona squadra di pallanuoto?

    Ritengo che prima ancora delle capacità fisiche e tecniche, sia fondamentale l'aspetto psicologico. Una buona squadra è quella in cui tutti gli elementi che la compongono sanno rimanere perfettamente concentrati durante tutta la partita, conoscono bene le caratteristiche (abitudini di gioco, pregi e difetti) di ciascun proprio compagno e sanno essere “solidali” tra di loro. Non parlo chiaramente di solidarietà affettiva, ma della capacità, durante il gioco ma non solo, di intervenire opportunamente nei momenti di crisi più acuti (p. es. un pressing mal riuscito, un raddoppio su un giocatore forte, il ritorno nella propria area dopo l'attacco). Si tratta di un discorso giocoforza astratto, ma credo che si possa semplificare nel concetto “fai al tuo compagno ciò che in quel momento vorresti che venisse fatto a te”. A questo punto intervengono poi tutti quegli aspetti legati alla fisicità ed alle capacità atletiche che sono importantissime e necessitano di un allenamento costante per essere migliorate ed affinate. Mano a mano che vengono consolidate consentono al pallanuotista di rivolgere tutta la concentrazione e l'attenzione allo sviluppo del gioco piuttosto che alla sua sopravvivenza in acqua e quindi migliorano la partecipazione del singolo giocatore all'elemento squadra.

    Il nuoto e la tecnica sono importanti ma qual’ è il di più di un giocatore?

    A differenza che nel nuoto, sport individuale per eccellenza, nella pallanuoto sono importanti resistenza, velocità, forza, ma soprattutto lucidità. Il buon giocatore sa essere veloce, resistente e forte, ma l'ottimo giocatore sa utilizzare queste doti al momento giusto e per aiutare i suoi compagni di squadra.

    Allenare ragazzi e ragazze insieme è per te un problema? diversifichi gli allenamenti?

    Non si può mai prescindere, a mio avviso, dalle caratteristiche del singolo nuotatore. Credo sia impossibile trovare una squadra in cui tutti i giocatori siano allo stesso livello, ed a maggiore ragione questo accade in una squadra mista come la nostra. Più che differenziare tra donne e uomini, penso sia importante riuscire a differenziare in base ai ruoli preferiti da ciascun giocatore. Quest'anno vorrei radicalizzare l'adozione dell'allenamento differenziato che in passato aveva iniziato a dare i suoi frutti. Chiaramente questo non deve far dimenticare che tutti i giocatori devono essere in grado di destreggiarsi in ogni situazione ed area di gioco.

    Cosa ti aspetti da questa stagione?

    Vorrei che, rispetto all'anno passato, fossimo in grado di fare qualche passo in avanti nel livello complessivo, in modo da poter reggere il confronto con le squadre extra – regionali che solitamente ci troviamo ad affrontare. Vedo già dei segnali confortanti in questa direzione. Alcuni di noi hanno fatto dei miglioramenti significativi, soprattutto sul piano fisico, mentre altri hanno confermato di essere degli elementi portanti della squadra. Ciò che chiedo a tutti, e sono contento di poter utilizzare questo spazio per farlo, è di cercare di credere di più in voi stessi. Questo è necessario non solo per migliorarvi individualmente, ma anche per non privare la squadra intera di questa “linfa vitale”. Una squadra non è un insieme più o meno ordinato di nomi, ma un'unione di persone appassionate, che sanno spendersi per gli altri e sono consapevoli dei propri obiettivi e al tempio stesso dei propri limiti. Più ciascuno di noi diventa consapevole delle proprie capacità, più la “qualità” del gruppo migliora. Se ci sarà, l'inserimento di nuovi compagni sarà un'occasione di crescita e di maturazione per tutti, me in primis. Spero inoltre, a differenza dell'anno scorso, che ci sia maggiore sollecitudine nella comunicazione reciproca, sia sul piano vasca sia fuori. La Società dal canto suo ha cercato di migliorare i processi comunicativi interni, delegando al nostro fido ed encomiabile PaSqualo l'incombenza di avvisare tutti i membri via mail, e occasionalmente via cellulare, delle iniziative in corso. Ora tocca a voi, nel senso che mi aspetto e ci aspettiamo che le risposte alle nostre richieste siano puntuali e precise.

    Obiettivi e consapevolezze:……………

    Mi piacerebbe, e non credo sia una frase fatta, che ciascuno di noi fosse in grado, attraverso questa stupenda attività, di conoscersi meglio per innalzare i propri limiti. Naturalmente, vista l'assenza di un campionato o qualcosa di simile, è difficile inquadrare degli obiettivi concreti. Per chi c'era, mi piacerebbe che la squadra arrivasse a giocare come quella formazione di “senatori” milanesi che avevamo sfidato a Bergamo l'anno scorso. Molti di noi non provengono dall'agonismo, molti poi non avevano nemmeno, all'inizio, grandi capacità natatorie ma questo non deve essere preso come un limite, anzi va interpretato come un stimolo. Non è mai troppo tardi per imparare!

     

     

     


    Pasquale Maiorano



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