Giovedi 22 luglio ore 21.35, durante una cena in un noto ristorante del centro del capoluogo, squilla il telefono del presidente; Risponde e si sente dire solo poche parole: “Sara giocherà con noi”. Poche parole appunto, ma sufficienti per mandare al settimo cielo la dirigenza e l’allenatore, poiché qui stiamo parlando di un asso della pallavolo europea, che con le sue giocate epiche ha regalato numerosi trofei alle sue squadre; stiamo parlando di un mito della Dolasiana, ovvero Sara Casagrande. Come ho fatto con le altre grandi giocatrici abbrevierò la sua storia, poiché altrimenti ci vorrebbe un anno intero per scriverla tutta. Sara può essere tranquillamente considerata come un’icona della pallavolo moderna, essendo stata prima il simbolo della Dolasiana e poi di tutta la pallavolo continentale e ora che è approdata sulla sponda destra del verde Adige, siamo sicuri che regalerà moltissime soddisfazioni a tutto lo staff e a tutti i tifosi.Fin da piccola Sara visse da sempre nel mondo della Pallavolo e inevitabilmente se ne innamorò iniziando a giocare, e seguendo le orme di tante grandi giocatrici del passato divenne ben presto una delle migliori giocatrici in circolazione. Una predestinata forse, aiutata dal talento ed abilità pallavolistiche che poche hanno e che ancora meno sfruttano, o da una semplicità e dedizione alla causa che ad oggi è rara da trovare ovunque.
Correva l’anno 1996 quando Sara comincia a giocare, all’età di 13 anni nel Marzola. Era avanti già anni luce rispetto alle sue coetanee e per questo fu inserita nella squadra dell’under 16 e faceva anche parte della squadra di prima divisione. Ogni alzata che le facevano si tramutava in punto ed era un po’ come mettere i soldi in banca. L’anno successivo entra nell’under 18 del Marzola e diviene ben presto il faro della squadra. Nel 2003 passa alla serie D del San Giorgio e negli anni a seguire gioca prima nel Villazzano, poi nella Uisp dell’Essedì, nella Dolasiana in Prima Divisione, dove sarà per anni capitano e bandiera ed infine nella Uisp della Vivinsport.
Vedendola giocare nelle ultime stagioni si nota che le ginocchia sembrano andare senza problemi, le mani sono quelle ebbre di volley che tutti ricordano, il gioco lo stesso: un manifesto di varietà offensiva e difensiva in cui scompone e ricompone tutto a suo piacimento, creazioni con la palla in mano, attacchi con gli effetti speciali, difese e ricezioni al limite del sovrannaturale. Non a caso infatti durante l’estate riceve moltissime richieste da parte delle migliori squadre sul suolo regionale, ma la scelta alla fine cade sulla Vivinsport. “Spero in una società seria e in un ambiente sereno dove possa praticare pallavolo tranquillamente, senza troppi cambiamenti, dovunque sia, l'importante è trovare una situazione che possa darmi serenità e permettermi di giocare e divertirmi”. Non dovunque sia, Sara approda a Lavis, sponda Vivinsport, che le assegna il numero 9. Ci arriva dopo essere cresciuta a pane e pallavolo, e con questo squadra, siamo sicuri, troverà una passione e un feeling inamovibili.
Tutti attendono con ansia l’inizio della stagione agonistica per poter ammirare questa giocatrice talmente dotata tecnicamente, atleticamente e di acume difensivo, che se da piccola al posto del pallone tricolore le avessero messo in mano un microfono a quest’ora non si parlerebbe di Shakira.